Di cosa ci meravigliamo?

Ho letto l’articolo seguente: http://www.napolionline.org/2013/07/21/fa-le-valigie-dopo-quarantanni-la-citta-e-cambiata-vado-a-trieste/ e…
…non riesco a provare grande sconforto (sono già oltre), non grande dispiacere (sono già amareggiato di mio, tanto dall’aver pensato persino io di andarmene)…

“Vivere così è diventato molto faticoso ed io non ho più le energie». Ogni giorno, ammette, hai una battaglia da affrontare. Per un posto auto, per prendere il pullman, per affermare un tuo diritto che altrove sarebbe sacrosanto. Qui no, qui devi guadagnartelo”

Il senso vero è questo, ed è noto a chiunque sia di Napoli e dintorni ed abbia trascorso un po’ di tempo fuori, non dico all’estero (Germania, Gran Bretagna…) ma anche solo a Bologna o Firenze…
Ogni diritto, qui sembra una grazia ricevuta invece che il fondamento dell’eguaglianza dei cittadini tanto caro alla nostra Costituzione.

“Ormai all’ombra del Vesuvio l’aggressività ha contagiato tutti, esiste un disagio diffuso, le persone hanno troppa fretta.”

L’aggressività certo. Ma non è che le persone siano cambiate. O meglio: statisticamente è aumentato il numero di coloro che ricorrono quotidianamente alla sopraffazione, al calpestare i diritti altrui per mero calcolo, convenienza, “perché è più facile” o solo per “sfizio”.
Una volta la città era “anarchica” perché tendeva con soluzioni “sopra le righe” e oltre le regole a “mettere una pezza” alle sue carenze croniche, scattava la solidarietà, l’empatia…
…e forse per troppo tempo si è confidato in questa autoregolamentazione.
Poi anni e anni di disvalori propagandati in tv e lo smantellamento di ogni scala di valori e meriti (anche tramite lo smantellamento della pubblica istruzione) ha condotto all’imbarbarimento.
E senza più valori e solidarietà, col trionfo dell’ homo homini lupus questa città non può che affondare in una spirale di violenza e follia: da una parte chi fa uso della prevaricazione in modo sempre più frequente, sproporzionato, violento e motivato da futili obiettivi; dall’altro chi quotidianamente diventa sempre meno tollerante a tali abusi e prevaricazioni.
Cosa fare? Invertire la tendenza, ad iniziare dall’Educazione Civica – la materia più importante e più bistrattata nei diversi livelli scolastici.
E allora penso che ciascuno debba iniziare a dare piccoli esempi di pulizia urbana e vivere civile. Basterebbe iniziare da piccole cose. Ad esempio anche da un bel cartello che, in metropolitana, inviti a mantenere la destra in modo di lasciare una corsia sinistra per chi vuole “salire a piedi”.
Penso alla campagna di educazione civica rappresentata dagli Snack su Youtube (http://www.youtube.com/playlist?list=PLD95A05E05AF87923) oppure alla campagna http://strunz.me/ di eguale valenza ma maggiore provocazione. Ma queste campagne, forse, non riescono a raggiungere le masse, a scalfirne l’indifferenza e la strafottenza.
Penso, poi, al Sindaco di NY, Giuliani, che ha ridotto la criminalità sorvegliando gli ingressi della metro e facendo pagare il biglietto a tutti i viaggiatori. Ecco. Anche sul senso di impunità ormai diffuso dovremo lavorare…
E allora perché non possiamo fare lo stesso a Napoli (e poi in tutt’Italia)? Iniziamo dai singoli. Non abbiate paura di indicare, stigmatizzare e denunciare comportamenti non “urbani”, magari senza aggressività (a me riesce davvero poco!) e spiegando le vs. ragioni ed il perché un comportamento sia sbagliato.
Ecco una piccola proposta: creare un bacino di idee di “piccoli gesti civici” da mettere in atto per restituire ai più il vivere in una società civile e non prevaricante.
E ripartiamo con l’educare i più piccoli, prima che anche per loro siano irrimediabilmente rovinati!
Piccoli gesti didascalici o piccoli antidoti contro le sopraffazioni quotidiane, da diffondere ed affinare come ad esempio come impedire che degli sciacalli sfreccino dietro ad un’ambulanza che va a sirene spiegate solo per evitare il traffico…
Avanti! Proponete! Facciamo!

P.S. per ridere – ma non troppo – vi racconto la “ricetta” che 20 anni fa mia madre proponeva per educare i bambini al rispetto delle regole di convivenza e salvare questa città: prendere i bambini all’età di massimo un anno, sottrarli alle famiglie e (de)portarli in un collegio in Svizzera dove tenerli ed educarli fino ai 18 anni, data del loro rientro a Napoli.

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