Pensieri inapplicati, andiamo alla radice.

Viviamo in un momento in cui lo scollamento tra la società ed il duopolio politica & istituzioni – che dovrebbero rappresentare, guidare e far progredire la società stessa – è massimo. Ma ciò che è peggio è che tale scollamento è in continuo aumento secondo una progressione geometrica, senza più vincoli, freni o “veli pietosamente pudici” a mascherare l’essenza delle cose.

Le discriminazioni, le disuguaglianze, i favoritismi e le differenze di trattamento sono all’ordine del giorno e sotto gli occhi di tutti. La politica oggi è figlia dell’avidità, partorita ed al contempo genitrice di uno schema oligarchico che troviamo ben ideato ed organizzato nel vecchio ma sempre attuale “piano di rinascita democratica” che, appunto, di democratico aveva ben poco…

Ora due sono le cose: o siete a favore di una società retta da una oligarchia (di cui questo è un ottimo esempio) oppure siete a favore della democrazia (altre forme di governo quali dittature e monarchie costituiscono una aberrazione della matrice oligarchica).

In effetti, poi, l’oligarchia non è quella immaginata da alcuni pensatori ellenici quale governo di pochi e illuminati. Ed infatti il suo grande problema è proprio che quei pochi non solo NON sono per nulla illuminati, ma – non essendolo – non si curano neanche troppo delle condizioni di coloro che di quella oligarchia non fanno parte.

La sublimazione della “oligarchia illuminata” dovrebbe essere la democrazia rappresentativa dove un gruppo ristretto di optimi , scelto di volta dai cittadini (in virtù delle loro capacità e meriti) ed in rappresentanza degli stessi cittadini, governa e conduce la società in direzione di un comune benessere scegliendo di volta in volta i metodi e gli strumenti più adatti per raggiungere quello scopo.

Tutto qua. Se ci pensate, paragonando quanto sopra con la situazione odierna, vi renderete conto di cosa occorre fare per raddrizzare le sorti della Nazione e cosa fare per porre fine all’aberrazione, la finta democrazia, in cui viviamo.

In parlamento dovrebbero esserci degli “optimi” selezionati per i loro meriti e capacità a condurre il Paese verso il benessere comune. Invece ci troviamo con personaggi – fatta salva qualche eccezione – che non sono per nulla i migliori, non sono stati selezionati per il loro valore e che curano i propri affari (e dei gruppi di potere che rappresentano) invece del bene comune.

La nostra Società manca di MERITOCRAZIA, di MORALITA’, di RESPONSABILITA’  e di EQUITA’ (che comporterebbe all’annullamento delle impunità a qualsiasi livello).

Ora, se fate il tifo per la democrazia, c’è una sola via: iniziare ciascuno nel suo piccolo – e tutti insieme coralmente – a mettere in pratica “azioni di civiltà democratica” per riportare in auge i valori di cui sopra. Ad iniziare dalla meritocrazia che già da sola contempla anche gli altri valori e potrebbe rimettere in sesto tutto il baraccone.

Vi lascio, essendo stato come al solito prolisso, con le parole che mi hanno ispirato questa riflessione, pronunciate – lui sì! – da un optimus:

Quello di democrazia è un concetto normativo, un ideale che contiene una promessa di emancipazione. Certo, l’idea pura di autogoverno (obbedire a se stessi) è illusoria, poco realistica, perché presuppone l’abolizione della distinzione governanti-governati e l’azzeramento delle élites. Ma nella democrazia rappresentativa c’è un’aspettativa fondamentale che non può essere disattesa, pena la perdita di legittimità: i cittadini debbono potersi riconoscere nei loro rappresentanti. Per questo la rappresentanza politica non deve mai chiudersi nella propria autoreferenzialità, ma essere veramente “rappresentativa”, aprendosi alle istanze che provengono dal basso, dalla cittadinanza. Esse non solo non possono essere ignorate, ma devono entrare sul serio nel circuito della politica istituzionale, in un rapporto biunivoco tra partiti e società, istituzioni e popolo. (Stefano Rodotà –  Festival del diritto)

Fonte: http://www.valigiablu.it/il-potere-che-distrugge-e-lirrilevanza-dei-cittadini/
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