In effetti questa è una (dis)avventura da semplice cittadino, molto comune. Anzi proprio questa coinvolge centinaia di cittadini puteolani.
L’altroieri mattina vado alle poste a ritirare una raccomandata: “Chiuso per rapina”.
Considerazione: “c’è ancora chi rapina gli uffici postali?!?”. Non mi meraviglio, siamo nel selvaggio west dove lo Stato è praticamente assente e vale la legge del più forte. E ove ci siano persone in divisa non è detto – ahimè, ma questa è un’altra disavventura – che operino per la Legalità e la Giustizia!
Ritorniamo a noi. Ieri ritorno alle poste e ritiro la raccomandata.
E’ un avviso di Equitalia che asserisce di aver provato a notificarmi un atto a casa ma, vista la mia assenza, ha spedito l’atto all’ufficio comunale. Dopo l’immancabile imprecazione di rito che ha fatto tuonare l’Olimpo ed altre celesti sfere di svariate religioni, mi chiedo cosa mai vorrà Equitalia da me…
Già in passato, più volte, mi hanno “minacciato” di svariate ritorsioni se non avessi pagato debiti che poi ho scoperto non avere: multe di 20 anni fa pagate regolarmente, multe contestate ed annullate dal giudice di pace e simili…
Stamattina vado all’ufficio comunale con l’avviso in mano e lì mi raccontano la seguente simpatica storiella.
A giugno Equitalia avrebbe notificato centinaia di cartelle esattoriali – dico avrebbe perchè al Comune dubitano che abbiano effettivamente mandato qualcuno: anche anziani che non escono mai di casa hanno ricevuto il mio stesso avviso – inviando poi la comunicazione per il ritiro presso il Comune.
Peccato, però, che poi le stesse cartelle da ritirare non siano mai state inviate al Comune. Così dopo l’arrivo delle prime raccomandate agli utenti (a settembre) il dirigente si è messo in contatto con Equitalia sollecitando l’invio delle cartelle. A stamattina, il Comune non le ha ricevute ancora per cui fanno una fotocopia dell’avviso e preparano una dichiarazione nella quale attestano che è stato tentato il ritiro dell’atto. Tra qualche giorno, quindi, mi avviseranno telefonicamente che potrò andare a ritirare tale attestazione che mi potrà servire ovemai (capiterà sicuramente!) Equitalia mi comunichi “ulteriori sanzioni di mora” dovute al mancato pagamento di quanto non-notificatomi.
Facciamo due conti: considerando i tempi per gli spostamenti e le file, ho già buttato 6 ore per cercare di recuperare un atto che non c’è e dovrò spenderne ancora un altro paio per prelevare l’attestazione al Comune. Poi dovrò verificare la fondatezza di quanto Equitalia mi contesta ed alla fine – probabilmente – dovrò fare un ricorso.
Alla fine quanto mi sarà costata l’inefficienza di Equitalia?
Una doverosa nota di chiusura: perseguire i debitori è giusto e doveroso da parte di chiunque.
Oltre all’inefficienza, la cosa che fa specie di Equitalia è il conclamato tradimento della sua iniziale mission che doveva essere quella di perseguire i grandi evasori. Invece, seguendo una prassi purtroppo consolidata, Equitalia si è trasformata nella trasfigurazione dello sceriffo di Nottingham: debole coi forti (e ricchi) e forte (e rigida) coi deboli.
E soprattutto fa imbestialire il fatto che “ci provino” sempre: mandano cartelle esattoriali senza verificare prima la fondatezza del credito vantato. Poi l’onere della prova spetta a te, ed una volta che hai provato che non avevi alcun debito nessuno pagherà mai per gli errori fatti nè ripagherà te per le risorse (tempo e soldi) che hai dovuto spendere per far valere le tue ragioni.
Equitalia, immoralmente, conta sul fatto che spesso pagare la cartella – anche se infondata – è più conveniente che fare ricorso avverso la stessa. E lo fanno perchè i loro errori restano impuniti.
E sull’impunità verterà anche la prossima (dis)avventura di un ingegnere…
Stay tuned!